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Subject: 5 La scuola che noi sogniamo


Author:
ALUNNA
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Date Posted: 4/02/05 16:33

5 La scuola che noi sogniamo
(Unione degli studenti)

Riforma della didattica, innalzamento dell’obbligo scolastico,
più diritti e più protagonismo per gli studenti

Noi siamo convinti che la scuola così com’è non và. E la Moratti riesce solo a peggiorare la situazione. Noi siamo convinti che la nostra scuola deve essere cambiata.

Negli ultimi anni ci siamo concentrati nella contestazione alla riforma della scuola promossa dal governo Berlusconi, alla riforma delle tre i; l’abbiamo contestata perché era ed è una riforma sbagliata, una riforma classista, selettiva, antistorica che crea un sapere di serie A (i licei) e uno di serie B (la formazione professionale).

Per tutto questo e per tanto altro ancora (la diminuzione dei fondi per la scuola pubblica, l’impennata nelle tasse scolastiche, il finanziamento più o meno diretto alle scuole private, l’assenza di investimenti per il diritto allo studio…) abbiamo protestato negli anni passati. E, crediamo di aver fatto bene. Ma forse avremmo dovuto avere la capacità di non limitarci a tutto ciò, ma di contestare i problemi e le storture che da anni (da sempre?) attraversano la scuola italiana. Questo abbiamo provato a fare con la manifestazione del 17 novembre. Abbiamo provato a portare in piazza il disagio che, quotidianamente, uno studente o una studentesse provano nel varcare la soglia della propria scuola. Operazione troppo complessa, dirà qualcuno, ma noi abbiamo anche le idee chiare per cominciare a cambiare le nostre scuola.

Tanto per dirne una: i nostri insegnanti, anche quelli che contestano la riforma Moratti, rispettano i diritti degli studenti? E, poi: siamo davvero sicuri che sia la Moratti a dar vita ad una classifica tra le scuole? Non è forse vero che, oggi, tutti pensino che il liceo (magari quello classico) sia una scuola per quelli più bravi? E, tanto per lanciare una provocazione a noi stessi: da sempre rivendichiamo l’innalzamento dell’obbligo scolastico sino a 18 anni perché crediamo che sia un elemento fondamentale per la crescita della società. Ma siamo sicuri che uno studente che già a 14 anni non ne può più della scuola, ne capisce il senso, arriva a credere che la scuola per lui abbia valore? E’ una provocazione, ma pensiamoci.

E faremmo bene a porci anche il problema dei saperi, di ciò che s’insegna nella scuola, visto che la qualità del nostro sistema formativo si è drasticamente abbassata. Non sarebbe male ri-pensare alla missione della scuola, alle sue finalità: la scuola deve insegnarci ad essere autonomi, a leggere le contraddizioni del mondo, ad autogestire la nostra vita (il che significa fare le proprie scelte in modo consapevole, a non farsi trascinare). Ma noi crediamo che questi risultati possano essere realmente ottenuti solo in una scuola in cui gli studenti sono protagonisti, in cui hanno diritti, in cui la loro creatività è valorizzata e non mortificata, in cui si fa attenzione all’inclinazione di ciascuno di noi.

E allora, cosa possiamo fare concretamente? Intanto cominciare a cambiare le nostre aule: possiamo pensare a costruire percorsi di didattica alternativa, finalizzata, ad esempio, a continuare il nostro impegno contro la guerra. Educazione alla pace, ad esempio, all’intercultura, oppure lezioni alternative di storia, non più incentrata solo sulle vicende europee. Lezioni, non solo diverse per contenuti, ma anche per le modalità: autogestite, realmente, dagli studenti. Magari liberi dall’ossessione di essere, sempre e comunque, valutati, classificati. E, ovviamente, valorizzando realmente la presenza degli studenti: per esempio pensando a commissioni paritetiche studenti-docenti per programmare l’attività didattica.

Sono solo proposte, tante altre verranno fuori dalle nostre iniziative. Per questo, la piattaforma del movimento di questo e dei prossimi anni, vogliamo scriverla tutti insieme.

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