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Subject: La Moratti a Porta a Porta


Author:
la zanzara
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Date Posted: 28/01/05 19:58

Cronaca della puntata di "Porta a porta" sulla riforma Moratti. Ospiti: la la Moratti e Berlusconi.


Lei con le calze a nido d’ape, lui con la cravatta a pois. Solidali come una vecchia coppia, seduti vicini: lei gli parla all’orecchio, lui le stringe un braccio, lei comincia la frase, lui la finisce. Lui dice che i bambini «dovranno parlare inglese a mensa, altrimenti non avranno da mangiare». Lei si impappina, lui la soccorre. Lei si confonde con le cifre i miliardi i milioni, snocciola burocraticauna serie di “tavoli” di trattativa, lui corre pancia a terra a difenderla da se stessa, sdrammatizza, «con tutti questi tavoli pensa il lavoro per i falegnami». Deliziosi.

SILVIO Berlusconi e Letizia Moratti sui divani bianchi di Porta a Porta illustrano per due infinite ore la meraviglia che sarà la loro riforma della scuola senza che nessuno — nessuno, neppure Angeletti il sindacalista — provi a muovere una critica, un’obiezione. Bruno Vespa, sceso fino in strada senza cappotto ad accogliere il premier, accetta di mettere in scena la più noiosa delle sue trasmissioni, è per la causa. D’altra parte i politici di opposizione sono esclusi dalla pantomima (DeMauro ha declinato l’invito, Boselli pure, Fassino che si era polemica mente proposto non è stato invitato) e così a fare da contraddittorio al presidente del Consiglio e al ministro dell’Istruzione sono venuti due sindacalisti: il mite Angeletti, Uil, ieri sera particolarmente confuso, e il segretario dello Snals Ricciato che con eloquio barocco da avvocato del Sud ha messo in chiaro subito che non parteciperà allo sciopero del 26, la riforma in fondo non è niente male. Nelle sedie altrimenti occupate dalle soubrettes tre direttori di giornali: due (Quotidiano nazionale, Gazzettino) completamente in sintonia con Moratti e Berlusconi non fanno domande ma considerazioni. Uno (Gambescia, Messaggero) oggi costretto dalle circostanze al ruolo dell’eroe: sue le uniche obiezioni, salutate da uno scuotere di testa del premier e dallo speculare scuotersi della cotonata chioma della signora.

La coppia è talmente affettuosa che persino Vespa dà “bentornato a Berlusconi, qui nell’inedita veste di partner della Moratti”. Annuncia, Vespa, che si tratta della riforma più importante da quella di Gentile del ‘23.11 premier si presenta nel ruolo di “padre di cinque figli”, dunque esperto di scuola dell’obbligo anche se è lecito dubitare che abbia mai dovuto fare ricorso al Tar per esclusione dalle graduatorie pubbliche. Dice subito che chi contesta la riforma è “una minoranza chiassosa e ideologicamente organizzata”, Moratti completa il concetto coi numeri:

l’Eurispes fissa il gradimento della riforma fra il 53 e il 75 percento, c’è differenza ma nessuno chiede. Gambescia obietta che il sindacato ha appena proclamato lo sciopero, Beirusconi risponde che “il sindacato è una lobby”, e f ine della storia. Si entra nel merito. Angeletti trova che in fondo è vero che il tempo pieno non viene toccato, applauso in sala. Ricciato afferma che “il ministro Moratti è una persona molto disponibile”. Berlusconi parte nell’esposizione della sua scuola ideale: “Una scuola del sapere, del saper essere, del saper fare”. Lo slogan è pronto. Gambescia, ai limiti dell’autolesionismo, dice che gli pare che questa scuola aggravi le disuguaglianze sociali, poiché i ragazzi a 13 anni devono scegliere tra una formazione professionale e una di qualità. Moratti ha pronto un altro numero: già oggi è solo il 2 per cento di chi viene da famiglie disagiate a laurearsi, dunque peggio di così non potrà andare. Berlusconi parte con un monologo sulle tasse, nessuno lo ferma. Poi torna al tema: “C’è un importante programma di Rai Educational, “Divertinglese”, che si potrà guardare anche a scuola nelle ore di refezione”. Perfetto: l’inglese si impara, alle elementari, guardando la tv a tavola. D’altra parte quali sono le famiglie che vorranno mandare a scuola i figli a cinque anni e mezzo? “Quelle famiglie dialettiche, i cui figli hanno usato i giochi e visto la tv fin da piccoli”, dice Silvio i cui figli hanno frequentato (per volontà della madre) la scuola steineriana da cui la tv è bandita. Avanti. Angeletti obietta che è stato tolto dalle medie l’insegnamento della storia antica, e che è diminuito il numero di ore due lezione. Moratti e Berlusconi rispondono insieme “menzogne, menzogne”, passano oltre. Interviene Ricciato, fulminante: “Abbiamo i migliori docenti d’Europa”. Vespa, commosso: “Lo dice al figlio di una maestra”. Berlusconi, pronto: “Ecco qui il manifesto elettorale della scorsa campagna” - tira fuori il manifesto delle tre “i”, internet inglese impresa - “E’ una promessa che abbiamo mantenuto”. Siamo al gran finale. Berlusconi: “Gli italiani si dividono in due categorie: quelli che hanno creato i problemi e noi che li risolviamo”. E’ ormai l’una di notte quando la giovane Claudia Pratelli dell’Unione degli studenti prova a dire che questa riforma reintroduce il doposcuola, il voto in condotta, la “formazione spirituale”: è un salto indietro di trent’anni. Il premier passa senz’altro a parlare della Costituzione, “scritta sotto l’influsso del pensiero sovietico”. Vespa già in chiusura elenca le richieste di modifica alla riforma presentate da Fassino e Rutelli. Moratti ripete “non è vero”, Berlusconi le stringe il braccio e guardandola sussurra: “Menzogne, lascia stare. Hanno perso un’occasione per tacere”. Lei, grata, sorride.

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