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Subject: 2 Riforma degli organi collegiali


Author:
ALUNNA
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Date Posted: 4/02/05 16:27

2 La riforma degli organi collegiali della scuola

La proposta di legge che modifica gli organi collegiali della scuola (C.774) è stata recentemente modificata dal Comitato ristretto della Commissione Cultura della Camera dei Deputati; ciò nonostante l’intero impianto della proposta di legge continua a contraddistinguersi per l’assenza pressoché totale di una dimensione forte della partecipazione all’interno della scuola, non tutela minimamente il ruolo degli studenti e, anzi, lo azzera. Di fatto i cosiddetti organi di governo (non a caso non più “collegiali”) sembrano orientati esclusivamente a criteri di efficienza, trascurando completamente l’idea di una gestione condivisa e, appunto, partecipata della scuola.

Da questo punto di vista, occorre ribadire, come già facemmo quando la proposta di legge fu presentata, grave è l’assenza, tra gli organi di governo (art.2), del Comitato studentesco, che di fatto viene cancellato; non si capisce, quindi, come gli studenti potrebbero costruire, ad esempio, in relazione all’ex DPR 567.
Forse l’idea di fondo è di annullare con il tempo anche le attività autogestite degli studenti…
Restano inserite nelle disposizioni finali della proposta di legge, alcuni elementi che più di tutti destavano (e destano) preoccupazione, in modo particolare l’abrogazione di una serie di norme del Testo Unico della legislazione scolastica, tra le quali quelle che prevedono le assemblee studentesche (di classe e d’istituto), che verrebbero, di fatto, cancellate o, comunque, ridotte al rango di optional che ogni scuola dovrebbe prevedere o meno nel proprio regolamento (art.8: Partecipazione e diritti degli studenti e delle famiglie).
Sicuramente è necessario ripensare gli spazi di partecipazione all’interno della scuola, perché negli ultimi anni essi non funzionano più nel migliore dei modi: il punto è che la proposta in esame si limita a cancellarli, bollandoli come momenti inutili e potenzialmente dannosi.

C’ è, poi, un cavallo di battaglia di questa maggioranza, il ruolo delle famiglie, che, di fatto, annulla l’idea del protagonismo studentesco e del diritto di ogni ragazzo ad autogestire il proprio percorso formativo.
A parte l’ormai nota idea della scuola come un servizio funzionale alle richieste delle famiglie, è manifesta l’intenzione di annullare completamente la partecipazione attiva degli studenti, in funzione di un rapporto esclusivo tra docenti e genitori (il cosiddetto patto educativo famiglie-docenti, art.1 comma 5).
Non si capisce poi come questo patto possa strutturarsi, vista la scomparsa dei consigli di classe (non previsti quali organi di governo della scuola e cancellati, anche qui come per le assemblee, attraverso l’abrogazione di alcune norme del Testo Unico): più che un patto, quello che la maggioranza ha in mente sembra essere un contratto che ogni scuola propone alle famiglie, che così, in una sorta di neo-liberismo scolastico, possono scegliere quello più congeniale (magari anche quello più economico).
Da questo punto di vista sono del tutto marginali le modifiche fatte dal Comitato ristretto su invito del Ministro Moratti, che riassegnano ad un genitore le funzioni di presidente del Consiglio della scuola (come avviane tutt’ora), cancellando la singolare trovata di un garante dell’Utenza(!?!), presente nella precedente stesura del testo.

Inoltre appaiano imprecise e assai vaghe le competenze del Consiglio della scuola (che si limita a “certificare“ decisioni prese altrove), mentre risultano eccessive quelle del Collegio dei docenti, che rischia, però, di trasformarsi in un mero esecutore delle decisioni dei Dirigenti scolastici.
Sul fronte della partecipazione degli studenti, si annulla il poco che c’era, quindi nemmeno si fa riferimento ad un gestione condivisa della didattica, della programmazione, delle attività curriculari, che rimangono un esclusiva competenza del consiglio della scuola. La scomparsa dei consigli di classe annulla qualsiasi possibile intervento degli studenti nel corso della programmazione didattica.

L’art.5 fissa a 11 il numero di componenti del consiglio della scuola, che sostituirebbe l’attuale consiglio d’istituto (19 membri). In un simile scenario i nostri rappresentati sono ridotti a 2 e, quindi, non viene ascoltata in nessun modo la proposta di pariteticità (ugual numero) di studenti e docenti. Inoltre bisogna prestare particolare attenzione al comma 2 dell’art.4, dove si fa riferimento alla durata del mandato del consiglio stesso, fissata in 3 anni. Non si fa riferimento alla necessità di eleggere gli studenti ogni anno (come invece dispone il testo Unico: non stiamo a ripetercelo, anche quelle parti vengono abrogate!), quindi potremmo correre il rischio di effettuare le elezioni ogni 3 anni (o, comunque, tanti preside proveranno a utilizzare un simile espediente).
Inoltre è prevista la partecipazione di un rappresentate dell’ente tenuto per legge alla fornitura dei locali della scuola (nella maggior parte dei casi la Provincia): non si capisce, però, questo rappresentante quali competenze dovrebbe possedere né che ruolo rivestirebbe all’interno del consiglio. Stessa cosa vale per l’art. 9, dove ai Nuclei di valutazione del funzionamento dell’istituto viene aggiunto un non meglio specificato “soggetto esterno all’istituzione scolastica”: a che titolo? Per fare cosa? Quali competenze dovrebbe avere?…

Quanto alle modalità di elezione dei membri del consiglio della scuola, la maggioranza di governo persevera nell’idea che ogni scuola debba individuare il proprio sistema elettorale (art.5 comma 2). A questa proposta siamo fermamente contrari: a nostro avviso è necessario che il sistema elettorale resti unico, in modo da garantire trasparenza e chiarezza, soprattutto per evitare interferenze indebite nell’elezione dei rappresentati.

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